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Intervista ad Umberto Odone

Umberto Odone

Drummers Experiences propone l’intervista al batterista professionista Umberto Odone. Drummers Experiences ringrazia Umberto Odone per la disponibilità e la serietà con cui ha accettato di partecipare all’intervista.

Ciao Umberto, raccontaci come hai iniziato a suonare?

Ho iniziato a suonare all’ età di sei anni grazie al supporto della mia famiglia, che si interessò subito affinchè potessi intraprendre lo studio dello strumento e permettendomi di avere a che fare con la musica, ancor prima che a scuola, fra le mura di casa. Artisti come  Beatles o Eagles erano all’ordine del giorno in casa mia. In particolare ricordo con affetto una cassetta della famosa compilation “1” dei Beatles, ascoltata più e più volte per cercare di memorizzare le canzoni contenute in essa e per poterle suonare insieme a mio padre, che oltre a essere appassionato di musica suona la chitarra e il basso.

Perché hai scelto la batteria?  come hai iniziato a studiare e dove, hai qualche maestro di riferimento che vuoi citare?

Credo di aver scelto la batteria per la forte componente istintuale legata ad essa. Quando si è bambini spesso è più l’ istinto che la razionalità ad avere il sopravvento. Ancor prima di iniziare con lo studio vero e proprio della batteria, ricordo che frequentai un laboratorio di propedeutica musicale per bambini, al termine del quale non avevo già alcun dubbio su quale strumento avrei scelto. Probabilmente le percussioni utilizzate nel laboratorio mi incuriosirono maggiormente rispetto ad altri strumenti utilizzati… Dunque  la  mia scelta è stata più istintiva che ragionata.

Ho iniziato a studiare lo  strumento nel  1999 presso l’ Accademia Musicale di Treviglio con il maestro Emilio Fanzaga, dal  quale  ho preso  lezioni  fino al  2012. Durante questo stimolante periodo di frequentazione ho maturato la consapevolezza di voler fare della mia passione anche una professione. A lui devo il grande interesse che ho sviluppato negli anni per il funk e per il jazz, genere che sto indagando ormai da alcuni anni.

Umberto Odone
Umberto Odone
Qual è la tua specialità ed il tuo stile musicale?

E’ da parecchio che sto dedicando il mio tempo ad una ricerca che riguarda il vasto mondo musicale del jazz: sin dalla fine delle scuole superiori, frequentando i corsi di Jazz del Conservatorio “L. Marenzio “ di Brescia, ho avuto modo di avvicinarmi e di innamorarmi sempre di più a questo ambito artistico. Dal punto di vista creativo e professionale,dunque, la mià attività musicale è prettamente jazzistica, anche se negli anni passati ho avuto esperienze musicali anche in ambiti rock e funk.

Questo è avvenuto grazie all’amore per il rock – mai abbandonato del tutto – che ho nutrito in età adolescenziale, sopratutto per il rock anni ’70 (Led Zeppelin,Deep Purple…) e per la corrente progressive di quella decade ( Genesis, Yes , E.L.P., Gentle Giant…), che aveva come obiettivo la ricerca musicale e l’unione dei  vari generi; non a caso gli Area sono e sono stati uno dei miei gruppi preferiti. Nel loro meraviglioso jazz-rock rivedo quello che è stato il collante fra il mio passato rock e il mio presente jazzistico.

Lavori individualmente o hai un gruppo? parlacene  un po’.

Mi capita di lavorare sia collettivamente per dei progetti ma anche individualmente: nel mondo jazzistico, grazie alla sviluppata abilità strumentale e ad un alto livello di ascolto ed interplay, si ha la possibilità di suonare insieme ad altri musicisti in maniera estemporanea senza un lungo lavoro di preparazione, ottenendo comunque una buona resa musicale. Tuttavia ritengo, qualora ve ne sia la possibilità, che la cosa migliore sia sempre incontrarsi con i musicisti per provare insieme e  per cercare di interiorizzare il materiale, tentando di instaurare un profondo feeling umano. Credo che quest’ ultimo  aspetto sia molto importante, se non fondamentale, per far sì che la qualità della musica eseguita cresca, indipendentemente dal livello tecnico-strumentale dei singoli  musicisti. Attualmente il mio obiettivo primario è trovare quindi persone con le quali  avere un forte legame umano e una solida stima musicale per creare progetti a lungo termine.

A chi ti ispiri?

Cercando di essere sintetico, a livello batteristico ed in ambito jazzistico mi ispiro ai capiscuola che hanno scritto la storia di questa musica, i quali – grazie alla propria spiccata personalità hanno forgiato i dettami di un nuovo linguaggio. In particolare vorrei citare Tony Williams, per la reattività e la destrezza; Art Blakey, per la “tribalità” e per il carisma da bandleader; Elvin Jones, per la spiritualità e lo spessore  musicale; Max Roach, per l’eleganza e la ricerca melodica.

In ambito rock, invece, non posso non citare John Bonham, per la sua potenza e il suo groove granitico, e Ian Paice, per la sua fluidità e per i suoi meravigliosi fraseggi. Fra i batteristi jazz più moderni, inoltre, apprezzo molto Bill Stewart e Greg Hutchinson.

Cosa ne pensi della musica al giorno d’oggi?

Penso che la musica abbia da sempre, oltre che un ruolo ludico e artistico, anche un fondamentale valore paideutico: come del resto tutte le arti, essa aiuta a sviluppare nell’umanità una certa sensibilità, insegnando alle persone l’importanza del dialogo, del rispetto e dell’ascolto reciproco. Credo nella musica come mezzo che aiuti gli individui a capire cos’è l’essenza della vita. In questo periodo storico, in cui si sta manifestando una certa crisi dei valori e delle certezze esistenziali, la musica potrebbe rivelarsi un indispensabile strumento educativo.

L’odierno mercato musicale è fortemente indirizzato verso la massima fruibilità a scopo commerciale, trascurando a volte il valore spirituale di un prodotto artistico. Tutto ciò sta comportando un generale inaridimento della sperimentazione musicale, la quale va puntando sempre più ad un mercato di logiche affaristiche che poco hanno a che fare con una vera e propria ricerca artistica.

Per ovviare a tutto ciò si potrebbe, forse, ripartire dall’educazione musicale di base, reinserendo nella scuola la musica come materia fondamentale e non più solo “accessoria”; questo permetterebbe ai ragazzi di capire che la musica non è solo un passatempo, ma anche uno strumento molto potente di educazione civica. cosa ne pensi del vinile e del successo che ha riscosso negli ultimi tempi?

Penso  che le registrazioni su vinile  abbiano un sound molto affascinante, che sta tornando di moda grazie all’affezione di un pubblico nostalgico, amante di una sonorità d’altri tempi, ormai quasi dimenticata. Personalmente apprezzo molto il vinile e  trovo che l’ascolto dei dischi conservi in sè degli aspetti rituali che nessun altro tipo di supporto può eguagliare: il fruscìo della puntina, il layout particolarmente creativo delle copertine, la necessità di pazientare nell’ascolto a causa del cambio di lato, l’impossibilità dello skip di una traccia che impone un ascolto integrale dell’incisione… Si tratta di aspetti molto fisici legati alla fruizione di un ascolto che nell’epoca del digitale stiamo perdendo.

Umberto Odone
Umberto Odone
Quali sono i tuoi progetti futuri?

Imiei progetti futuri prevedono la registrazione di alcuni dischi

Dove possiamo ascoltare i tuoi lavori?

Un “assaggio” di alcuni dei miei materiali artistici è consultabile  dal mio sito internet (www.odoneumberto.tk) oppure sulla mia pagina facebook  (  https://www.facebook.com/umberto.odone.1 ).

Qual è la parte del tuo lavoro che ti piace di più? E quella che ti piace di meno?

La parte del mio lavoro che più apprezzo è proprio il suonare in sé. Mentre suono posso davvero sentirmi me stesso fino in fondo, lasciandomi andare e cercarando di comunicare al pubblico le sensazioni che provo in quel determinato momento. Sentirmi  in contatto con gli altri, non solo con i musicisti con cui sto suonando ma anche con il pubblico, è per me una sensazione impagabile.

La fase che meno apprezzo del mio lavoro è quella legata alla fatica fisica del trasporto degli strumenti: batteristi, contrabbassisti e vibrafonisti sono i più sfortunati in tal senso!  Un aspetto scomodo della professione musicale riguarda, inoltre, la  scarsa considerazione che talvolta la società nutre per i musicisti, a volte considerati così fortunati da non essere dei veri e propri lavoratori, ma semplicemente individui dediti ad un’attività di esclusivo divertimento.

Parlaci del tuo set, da cosa è composto solitamente?

Ultimamente sto utilizzando una Gretsch Brooklin in acero. Le dimensioni dei fusti sono quelle classiche da be-bop set : 18” bass drum, 12” tom, 14” floor tom. Mi trovo molto bene con questo strumento per il suo calore e per il suo suono “storico” che ha fatto la storia dello strumento in tutti gli ambiti musicali.

Tre canzoni chiave nella tua vita

Preferirei citare tre album che sono stati importanti nella mia vita, che associo a momenti intensi di essa e che possono essere riconducibili alle principali tre ramificazioni dei miei gusti musicali di questi anni:

A Love Supreme,John Coltrane

Trilogy, Emerson, Lake and Palmer

Led Zeppelin II ,Led Zeppelin

Il tuo sogno musicale?

Desidero davvero un futuro in cui poter suonare sempre di più, dedicandomi all’incisione di nuovi dischi ed all’esecuzione di musica sempre nuova ed interessante. Per un musicista nulla dovrebbe essere più importante della ricerca della bellezza… Ambisco a costruire passo dopo passo una carriera nella quale poter trovare bellezza ed appagamento .

https://www.facebook.com/umberto.odone.1

www.odoneumberto.tk